Fra gli
elaborati, davvero innumerevoli, giunti alla segreteria del concorso di
scrittura creativa "PAROLEINSIEME", promosso per ricordare la
Preside Maria Luisa Robella, ha ottenuto uno dei premi il testo
di Ivan Sibbio (classe IIID, plesso di Via Serra).
Queste le
parole a commento dello scrittore, membro della giuria, Giovanni Dal
Ponte:
<<incisivo e graffiante; pur nella sua
brevità, divertente, trasgressivo e imprevedibile>>

E’ agosto, c’è una grand’afa e non un filo di vento.
Il silenzio è rotto dal frinire costante delle cicale ma, d’improvviso,
lo squillo del campanello mi fa sobbalzare dalla poltrona.
Per curiosità e per mettere fine alla noia, mi precipito ad aprire.
Spalanco la porta e mi trovo davanti un tizio con due ali celestiali ed un’aureola:
capisco che ho aperto la porta al mio angelo custode.
Mi vengono alla mente strani ricordi: una volta gli avevo chiesto di
vegliare su di me durante il concerto dei Korn che ero andato a vedere e
di farmi tornare a casa sano, ma lui rispose che era impegnato e non
poteva aiutarmi.
Infatti passai tutto il mese successivo in una stanza d’ospedale con
quattro costole fratturate e un trauma cranico: lungo la strada del
ritorno avevo avuto un terribile incidente.
In seguito mi fece credere d’esser malato, quando gli chiesi di aiutarmi
in una difficile situazione da stadio. Mi ero trovato in mezzo a due
gruppi di Holligan bergamaschi e napoletani i quali non si picchiarono tra
loro ma infierirono su di me, provocandomi una lesione celebrare che mi
costrinse a due mesi di coma vigile.
Dopo quella brutta storia, mi fece credere che si doveva assentare per
compiere una missione di grande importanza sulla terra.
Ciò accadde poco prima che io mi trovassi nel mezzo di un corteo di
skinhead, con indosso una maglietta che riportava la foto di Malcom X.Quei
pazzi fanatici mi assalirono con furia e mi picchiarono selvaggiamente,
provocandomi la frattura del braccio destro.
Ora, dopo aver lasciato sfilare questi ricordi ed aver ripensato alle
varie violenze subite, afferro la porta e gliela sbatto in faccia.
Più tranquillo di prima, ritorno nel mio stato d’ozio sulla poltrona a
godermi la pace del pomeriggio estivo.
La vendetta è stata compiuta.
Bra, 07/05/2001