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Tra il 1860 e il 1890 l'economia italiana, pur con ritardi rispetto alle altre nazioni europee, andava profondamente cambiando. Restava prevalente l'agricoltura, ma nascevano, si sviluppavano, si consolidavano numerose industrie anche grazie all'impegno dello Stato italiano che da un lato adottò una politica di protezionismo doganale, imponendo tasse sulle importazioni per scoraggiare l'acquisto di prodotti esteri, e d'altro canto promosse investimenti in favore della nascente industrializzazione.
In virtù di queste iniziative nel 1884 sorsero le Acciaierie di Terni, poi le Officine meccaniche
Breda; inoltre nacquero le prime centrali elettriche, le prime fabbriche metallurgiche e chimiche e ripresero vigore le industrie tessili.
Gli opifici, insomma, nascevano assai numerosi, particolarmente in Piemonte e Lombardia dove nel decennio 1885-1895 la manodopera certo non mancava per l'arrivo nelle città di moltitudini di contadini in cerca di lavoro dal momento che il protezionismo adottato dal governo italiano non era stato in grado di risollevare le sorti dell'agricoltura del nostro Paese, rimasta ancorata ad un livello decisamente arretrato |