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In questa fase i mezzi di produzione sono costituiti da:
- un fuoco acceso nel cortile per riscaldare il cerchio in ferro da mettere attorno alla
struttura in legno in modo che la parte in ferro combaciasse fino a formare un corpo unico con la parte interna della ruota che era in legno. Per favorire l’operazione, il ferro veniva sovente bagnato. Non esistevano ancora le saldatrici (le saldatrici elettriche compaiono a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo), perciò il cerchione in ferro si metteva nel fuoco e il ferro, diventato un po’ malleabile, poteva essere adattato, ristretto in maniera manuale. Battendolo con il martello, il metallo si cuciva nuovamente al supporto in legno della ruota.
Un altro metodo di saldatura consisteva nel ricorrere ad una pasta apposita applicata nel
punto che necessitava della saldatura. Successivamente il pezzo da saldare veniva sistemato
nella forgia e il calore sprigionato dalla medesima favoriva il congiungimento dei due pezzi
metallici staccati.
- una macchina manuale per il restringimento, la compressione dei cerchi in ferro delle ruote dei carri poste attorno al legno, che col tempo (5-6, ma anche 10 anni) tendevano a restringersi e non formavano più un tutt’uno con il cerchio sovrastante.
- l’incudine per lavorare il ferro.
- la lima per sgrossare, spianare, levigare.
- strumenti vari per lavorare il legno: pialle grandi e piccole; raspe, scalpelli, squadre, coltelli a due manici, compasso, squadra falsa perché si poteva regolare in base all’inclinazione e delle necessità; girabarchino per fare i buchi dove inserire i bulloni (il trapano elettrico era ancora ben lungi dall’essere usato).
- il maglio ad aria compressa: serviva per gli aratri dei contadini, per rendere nuovamente affilate le lame che con l’andare del tempo tendevano ad ingrossarsi per l’usura e quindi non erano più adatte ad arare i campi. La ditta fu la prima officina della zona a possedere questo tipo di strumento, che venne acquistato da Antonio Rolfo. Va rilevato che una delle ditte concorrenti della Rolfo nel campo delle macchine agricole era costituita dall’impresa dei fratelli Morra (situata in Piazza Carlo Alberto), benché questa si limitasse a vendere macchinari ma non li riparava. |